L’ex Convento degli Olivetani di Lecce e la sua leggenda “mortale”

L’ex Convento degli Olivetani di Lecce e la sua leggenda “mortale”

L’Ex convento dei monaci Benedettini Olivetani di Lecce costruito nel XIV secolo e modificato nel XVI e XVII e oggi divenuto sede della Facoltà di Beni Culturali dell’Universita del Salento, nasconde tra le sue mura e in particolare nel suo chiostro un misterioso fatto.

Si tratta di un racconto tramandato da generazioni, che non si sa fino a che punto sia vero, tant’è che ancora oggi se ne parla, soprattutto tra gli anziani.

I giovani infatti, anche quelli che frequentano la Facoltà, ben poco conoscono di questo mistero racchiuso nell’ ex convento. Ecco di cosa si tratta.

Placido da Otranto, figlio di genitori greci, lasciò che era ancora giovane la sua casa per entrare nell’ordine dei Benedettini Olivetani di Lecce, conosciuti in tutto il regno di Napoli per santità e cultura.

Imparò ben presto l’ebraico e l’aramaico, studiò a lungo sui testi sacri, ma coltivò anche l’amore per i giochi, i labirinti, gli enigmi, che raffinarono in lui l’innata scaltrezza levantina.

Un giorno d’inverno s’ammalò e sembrava grave, tanto che eccezionalmente pure l’abate si recò nella sua cella. Ma i giorni passavano, e il monaco non migliorava.

Una sera, dopo i tocchi di compieta, dom (questo è il titolo dato ai monaci benedettini) Placido vide improvvisamente presso il suo capezzale la morte. «È giunta la tua ora», gli disse la Signora vestita di nero, «devi venire con me».

Il monaco non si scompose: «Lasciami ancora un po’, non sono poi così vecchio».

La morte senza parlare gli fece di no con il capo, e allora lui incalzò: «Fammi almeno recitare per l’ultima volta l’Ave Maria».

La signora questa volta acconsentì, ma accollasi che l’olivetano non pregava lo sollecitò a sbrigarsi.

«Non mi dispiace venire con te», replicò dom Placido, «ma l’Ave Maria io non la recito mai tutta insieme, ne dico una parola l’anno».

La morte accusò il colpo e se ne andò rimuginando.

Dopo alcuni giorni il monaco si sentì meglio e scese nel chiostro a prendere un po’ d’aria.

Ma la morte gli lesse nel pensiero e lo precedette: su ognuna delle colonne del chiostro scrisse una parola dell’Ave Maria e dietro l’ultima, su cui aveva vergato le parole «… morte, amen», si nascose.

Dom Placido vide quelle scritte, si avvicinò incuriosito e le lesse camminando.

Solo quando giunse all’ultima colonna si accorse dell’inganno, ma era troppo tardi perché sbucò ghignando la morte e gli disse: «Ora l’Ave Maria l’hai terminata, vieni con me».

Poi lo ghermì.

Solo un istante prima di esalare l’ultimo respiro dom Palcido si accorse che la sua furbizia non era riuscita a salvargli la vita. D’altronde, a tutto c’è rimedio tranne che alla…morte, dalla quale, come diceva san Francesco, nessun uomo può sfuggire, nemmeno dom Placido, pace all’anima sua!

Per il resto, se vi interessa conoscere di più sul momumento ecco un bel video:

Foto concessa dagli Università di Lecce

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ex Convento degli Olivetani di Lecce
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