Visitare l’Abbazia di Pomposa tra arte e natura



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Sicuramente Ferrara è una delle città e delle province più ricche di storia e di arte della nostra bella Italia, ma un gioiello è incastonato in essa.

Si tratta dell’Abbazia di Pomposa, nelle vicinanze di Codigoro, del cui territorio comunale fa parte.

La sua storia secolare, le sue vicissitudini, le sue traversie sono alquanto suggestive e suscitano curiosità.

L’aspetto architettonico e le splendide opere pittoriche che sono custodite al suo interno la rendono di sicuro meta di turisti da tutto il mondo.

Immersa nel verde della campagna ferrarese, circondata dalla tipica zona umida del Delta del Po, non può che essere la meta preferita degli escursionisti e degli amanti della natura. Attorno ad essa si distendono terreni immensi ricchi di vegetazione che ospitano specie animali tipiche della zona.

Ma quello che più attrae dell’Abbazia è il suo interno, in particolare i meravigliosi cicli trecenteschi della Basilica, del Refettorio e della Sala del Capitolo.

L’intero complesso della Basilica è formato dall’Atrio, dal Campanile romanico, dalla Sala del Capitolo, dalla Sala a Stilate, dal Refettorio, dal Dormitorio e dal  Palazzo della Ragione. Gli storici fanno risalire l’origine dell’insediamento dei monaci a Pomposa al VI – VII secolo.

Pare quasi certo che fu costruita attorno all’ VIII secolo.

La prima notizia scritta su Pomposa è dell’anno 874 e riguarda una controversia giurisdizionale tra il Vescovo di Ravenna ed il Papato.

Questi edifici ospitarono nel Medio Evo un centro di spiritualità e cultura tra i più importanti al mondo.

I frati benedettini ne seguirono per anni la sorte e ne furono i gelosi custodi.

Nel 1553, dopo alterne vicende, fu abbandonato definitivamente dai monaci. Alla fine del 1800, in seguito alla confisca dei beni ecclesiastici da parte dello stato italiano, l’intero complesso viene rimesso in sesto e riaperto al pubblico.

Vari periodi di restauro sino ad oggi hanno permesso però di mantenerne inalterata la struttura e la bellezza interna.

La chiesa è decorata da affreschi che ricoprono per intero le pareti delle navate e dell’abside, il cui catino fu affrescato dal grande Vitale da Bologna nel 1351.

In esso Cristo benedicente tra schiere di santi ed angeli ha, alla sua destra, la Vergine, San Guido Abate, e l’abate committente Andrea; al di sotto evangelisti e dottori della chiesa, mentre tra le finestre sono i Santi Martino e Giovanni Battista.

Sotto a queste sono illustrate le storie della vita di S. Eustachio. Gli affreschi delle pareti attribuiti a maestri della scuola Vitalesca, sono organizzati in tre tipologie che, letti di seguito, raffigurano le storie dell’Antico Testamento, del Nuovo Testamento e dell’Apocalisse.

C’è ancora tanto da ammirare nell’Abbazia, quindi l’unico consiglio non resta che quello di andarla a visitare, soprattutto in questi giorni di primavera, quando la natura offre il meglio di sè.

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