“Caremma” e sapori nella Pasqua di Gallipoli

Pasqua a Gallipoli: laCaremma

Un viaggio tra le vie di Gallipoli ci fa scoprire a Pasqua tradizioni e sapori quasi dimenticati, ma che la caparbietà dei più anziani fa sempre rimanere vivi. Tra queste tradizioni vi è la “caremma“, cioè un fantoccio, che raffigura una vecchietta vestita di nero, riempito di paglia e botti, si fa da antichissima tradizione “esplodere” a mezzogiorno della Domenica di Pasqua nelle vie da Gallipoli.

E’ un rito un po’ pagano e un po’ cristiano. Coincide infatti con la festa cristiana più importante dell’anno solare, ma racchiude in sè quella voglia di esorcizzare il male, di “distruggerlo” immaginando di porlo in un fantoccio da bruciare, proprio come un idolo pagano.


Un tempo di queste “caremme“, (che in italiano significa “quaresima”) era piena la città. Oggi se ne possono trovare poche e per lo più concentrate nel centro storico della città.

La “caremma” viene appesa sin dalla prima domenica di Quaresima e lì rimane fino a Pasqua.

Il rito del rogo della vecchia si accompagna a quello della “purificazione” che avviene nelle case, un roito che a dir la verità oggi compiono solo i più tradizionalisti o i più anziani. Consiste nell’aprire la porta di casa e “scacciare” il demonio con queste parole ” Essi tristu e fanne trasire Cristu“, che vuol dire “Esci Cattivo e fai entrare Cristo” dopo di che il capo famiglia dava il via ai festeggiamenti e la tavola veniva addobbata a festa.

Non poteva mancare sulle tavole i due prodotti da forno della Pasqua gallipolina: il galletto e la “pupa“, una donna che ha nella pancia conserva un uovo sodo a simboleggiare la fecondità, che ovviamente va mangiato. Sia il galletto che la “pupa” sono fatti di pasta frolla e spennellati con il tuorlo d’uovo, che serve a dare la lucentezza al prodotto. Di solito la “pupa” è riservata alle bambine, mentre ai maschietti si da in “premio” il galletto. Dopo si chiude il pranzo con l’agnello di pasta reale farcito con un ripieno di faldacchiera e pezzetti di cioccolata, che simboleggia l’agnello di Dio che si è immolato per noi: il Cristo.

Il pranzo di Pasqua poi ha i suoi piatti tipici anche nei primi e nei secondi: “lu spazzatu“, cioè lo spezzatino di carne d’agnello, mescolata con uova, formaggio, pan grattato e prezzemolo; gli “mboti“, cioè involti sempre di interiora d’agnello arrostiti sul fuoco vivo, mai al forno; l’arrosto d’agnello fatto in umido o arrosto. E poi i dolci del consumismo della società moderna: uova di cioccalata e colomba di pan di spagna, farcita in mille modi diversi. Questa è oggi la Pasqua dei gallipolini, fatta di tradizione e innovazione, dove si michiano sapori antichi e nuovi, tutto però con l’unico scopo di festeggiare insieme alla famiglia e agli amici la festa più attesa dell’anno.

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