Marc Chagall, grande mostra a Milano



marc chagallA Milano è stata inaugurata lo scorso 17 settembre la mostra retrospettiva più interessante di tutta la stagione. Si tratta della mostra dedicata alle opere di Marc Chagall, grande artista bielorusso nato nel 1887 e morto in Francia nel 1985. Le opere presenti nel Palazzo Reale di Mialno sono tantissime e riguardano il periodo che va dal 1908 al 1985, praticamente tutta la produzione artistica di chagall. In esse si può notare la crescita anche delle tecniche oltre che della personalità dell’uomo-pittore. Il suo longevo contributo all’arte è caratterizzato da una visione del mondo per certi aspetti anacronistica per i suoi tempi. L’apertura verso gli altri e un mondo senza confini era la sua visione e il suo sogno. l’artista non dimentica le proprie radici, in una terra difficile. Chiuso nel suo atelier a La Ruche (edificio nel quartiere Vaugirard che nel primo Novecento ospitò molti artisti) attinge dallo scrigno dei ricordi e libera la fantasia.

Nei suoi quadri l’elemento autobiografico ritorna spesso. Ecco che nascono opere come il villaggio: una monotona distesa di tetti color fango sormontati dalla coda di un arcobaleno in Veduta dalla finestra a Vitebsk (1908): un labirinto di prismi e triangoli (Chagall è in debito col cubismo) verde smeraldo in La passeggiata (1917); un trionfo di cuspidi innevate che si stagliano nel ciclo plumbeo di L’uomo gallo sopra Vitebsk (1925).

Come dicevamo all’inizio, ospiti fissi nei quadri del maestro sono gli animali. Egli però è un genio incompreso tanto che si narra che le sue sorelle usassero le sue tele per asciugare i pavimenti.Col passare del tempo diventa maestro favorito dai grandi mecenati; su tutti, l’editore Ambroise Vollard che gli chiede di illustrare le Favole di Jean de La Fontaine (1926-’28) e la Bibbia (1930-39) (da vedere a proposito la mostra parallela «Chagall e la Bibbia» al Museo Diocesano di Milano).
Chagall è un girovago, quasi in cerca di un luogo dove trarre ispirazione. Ed ecco allora che lo troviamo in Francia e di nuovo in Russia, in Italia, Polonia, Germania e Usa. Per tutta la vita il pittore si percepisce esule, proprio come l’ebreo errante tratteggiato in molti dei suoi quadri. Che vesta le spoglie di un vecchio mendicante dalla barba sanguigna (L’ebreo in rosa, 1915), che fluttui sopra i cieli di Vitebsk munito di bastone e sacco in stile Befana (Sopra Vitebsk, 1914) o che – novello Amieto – mediti davanti a un cedro (Shakespeare avrebbe preferito un teschio).

A ispirare l’artista è anche il sentimento che lo lega a Bella Rosenfeld, figlia di un orafo di Vitebsk. Sposatisi nel 1915, Bella e Marc ricorrono spesso sulla tela: i palmi delle loro mani si compenetrano in La passeggiata (1918), le loro labbra si sfiorano felici in II compleanno (1915). L’atmosfera è rarefatta, la gravita un’opinione: i corpi pervasi dal sentimento fluttuano e si rovesciano. Memore delle fiabe di Ivan Krylov che aveva letto a scuola (in russo il mondo delle fiabe è il «mondo capovolto»), il pittore procede per associazione di idee e non abbandona mai l’elemento figurativo. Neppure quando, nel 1920, un contrasto con i docenti della scuola di Belle arti di Vitebsk (Kazi-mir Malevic e altri suprema-tisti) lo costringe a trasferirsi a Mosca. Nella nuova città Chagall disegna le scenografie per il Teatro ebraico: vivaci e irriverenti come caricature, gli schizzi per i murali esposti a Palazzo Reale rubano sorrisi al pubblico.

Poi arriva il periodo della seconda guerra e gli anni dell’esilio americano, Chagall entra in una fase buia che culmina con la morte della moglie nel ’44. Sulla tela i colori s’incupiscono e le ombre aumentano. I rabbini fuggono con i rotoli della Toran in mano. Dal ciclo piovono pendole, quasi a scandire l’ineluttabilità del tempo (La caduta dell’angelo, 1923-33-’47). Gigante o mignon, steso in orizzontale o retto su un lato del quadro, il crocifisso fa il suo ingresso nella composizione. Vestito col tallii (scialle ebraico per la preghiera), Gesù è il salvatore venuto a liberare gli ebrei dalla schiavitù nazista.

In lui non c’è traccia di vittimismo. Tra le sue membra
stanche converge la tragedia dell’intera umanità (La crocifissione in giallo, 1942). Oltre il dolore, però, la speranza non abbandona mai l’opera di Chagall: ha le sembianze della Vergine vestita da sposa in La Madonna del Villaggio, si nasconde dietro il lume di una candela o nella tavolozza immacolata di un angelo-pittore. In effetti, saranno proprio la fede e l’arte a far uscire l’artista dalla depressione in cui è caduto. Nel 1948 la guerra è finita e Chagall torna in Francia. Libero di riaprire il forziere dei ricordi, torna a dipingere amanti immersi nella luce (La coppia sopra Saint-Paul, 1968), fiori e ritratti (Mazzo di fiori e amanti, 1965).
Dimenticato il triste periodo della guerra Chagall ritrova la serenità e parlando di sè dice: «Io sono senza dubbio un Don Chisciotte». Non è un caso dunque se nel 1974 il personaggio, emblema della forza di spirito descritto da Miguel de Cervantes, compare al centro del dipinto Don Chisciotte mentre, in sella al fidato Ronzinante, separa una folla di militanti da alcuni artisti. Chagall ha finalmente trovato se stesso. E serenamente morirà all’età di 97 anni portandosi via sogni e ricordi di una lunga vita d’artista. La mostra chiuderà l’ 1 febbraio 2015. Per conoscere programmi, orari, costi e altre curiosità si può consultare il sito www.mostrachagall.it