Visitare Numana, città d’arte, cultura, fede e…mare

Visitare Numana, città d’arte, cultura, fede e…mare


A Numana, piccolo centro in provincia di Ancona, non ci si arriva per caso.

In questa cittadina ci si reca per tre motivi fondamentali: il suo mare, la sua cultura e la sua fede. Ammirare Numana da alcuni punti strategici del proprio territorio, significa scorgere gli angoli più belli dell’Italia tutta.

C’è il mare, ma anche la collina, l’azzurro del cielo e anche il verde della natura, la storia millenaria e il futuro. Solo visitandola si capisce perché la chiamano “signora della riviera del Conero“.
Su questa terra, nel corso dei secoli, si sono avvicendati Greci, Piceni e Romani lasciando a noi l’eredità di una grande civiltà, piena di segreti e ricchezze, come ci testimoniano le innumerevoli tombe delle varie necropoli.

Al centro del paese c’è una piazza, anch’essa tipica italiana, da un lato sorge il palazzo del comune e di fronte la chiesa, anzi il santuario del santissimo Crocifisso.

Crocifisso di Numara

Crocifisso – foto di Gabriele Zompì

Molte sono le leggende che si narrano attorno all’effige del Crocifisso venerato in questo santuario.

La più accreditata sembra essere quella di Antonio Lantucci secondo il quale furono S. Luca Evangelista e Nicodemo, Capo dei Giudei a togliere nostro Signore dalla Croce e proprio loro due scolpirono il Crocifissso con le proprie mani, adoperando per tale Santa Opera del legno pregiato di cedro.

Secondo il Vescovo Barili, insigne studioso ecclesiastico: “L’immagine di Gesù a rilievo è a grandezza naturale di una persona, ed è confitto in croce con quattro chiodi, due alle mani e due ai piedi, il corpo ignudo coperto soltanto da un drappo rosso, del medesimo legno che scende da mezzo il corpo fino alle ginocchia. L’aspetto è giovanile ed ha sembianze da uomo vivente e vigoroso, la fronte è senza corona di spine, il capo tiene alto e porta un diadema, ha lunghi i capelli, il petto è trafitto da cinque ferite (piccole e rotonde ora tassellate con legno diverso). Non ha soppidiano (reggipiedi) né il titolo, ed al di sopra sul legno della croce, 1 iscrizione nella forma INRI. Se osserviamo attentamente tale descrizione ci accorgiamo che l’immagine di Cristo è ben diversa dalle usuali forme dolenti e rassegnate. Essa, dinanzi ai nostri occhi, ci appare piena di regalità umana, ma nello stesso tempo maestosa e divina.”

foto di Gabriele Zompì

foto di Gabriele Zompì

La storia però di questo crocifisso è assai lunga e travagliata.

Eccola raccontata in breve.

II Crocifisso, una volta terminato dai due illustri artefici, venne ospitato da Nicodemo nella propria abitazione.

Poiché Nicodemo era Cristiano, non trascorse molto tempo che venne perseguitato dagli Ebrei e cacciato dalla città di Gerusalemme. Rifugiatosi a Calermela, da un suo parente di nome Gamaliele nascose il Crocifisso in una villa di proprietà dello stesso.

Alla morte di Nicodemo l’ereditò Gamaliele. Succesivamente passò in mano a Giacobbe, poi a Simeone ed infine a Zaccheo, che per provvidenza divina lo portò nel 68 d.c. a Beyrout (allora Siria).

Ciò avvenne due anni prima della distruzione di Gerusalemme da parte dell’Imperatore romano Tito.

A Beyrout rimase a lungo nascosto poco lontano dalla sinagoga, in un’abitazione occupata da un ebreo impossessatosi della proprietà di un cristiano.

Non passò molto tempo che il Crocifisso venne scoperto da alcuni facinorosi ebrei, i quali prima infuriarono contro il proprietario percuotendolo, poi contro il corpo ligneo di Cristo causando sullo stesso profonde lesioni.

foto di Gabriele Zompì

foto di Gabriele Zompì

Carlo Magno incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero, dal Papa Leone III, la notte di Natale dell’anno 800, venuto a conoscenza dei prodigi del Crocifisso decise di portarsi a Beyrout per accertare di persona quanto stava avvenendo.

Sorpreso dalle bellezze artistiche del Crocifisso e dai miracoli che ne seguirono, chiese ai tenutari di tale effige di poterla avere per donarla al Papa Leone III. Anche se a malincuore, la richiesta fatta dall’Imperatore agli ebrei, fu accettata. Il trasporto del Crocifisso avvenne per via mare attraverso il Mediterraneo e successivamente l’Adriatico.

All’altezza del porto di Numana una furiosa tempesta costrinse l’ Imperatore ed il suo seguito ad approdare in quella spiaggia. Il Crocifisso venne riposto nella Chiesa di S. Giovanni Battista che poco distava dal mare.

L’Imperatore nel frattempo, per urgenti ragioni diplomatiche fu costretto portarsi prima in Lombardia, per incontrare il Papa Leone III e successivamente in Francia dove nell’anno 814 d.c. morì. Il Crocifisso, dopo la sua morte, rimase a Numana dimenticato dai suoi successori.

Ma da allora ancora altre vicissitudini e drammatici eventi interessarono Numana e il Crocifisso. Nell’anno 846 d.c. Numana fu funestata da movimenti tellurici di notevole entità, che distrussero e travolsero in mare gran parte delle abitazioni.

Con esse rovinarono nelle sottostanti acque anche la Chiesa di S. Giovanni Battista ed il Crocifisso.

foto di Gabriele Zompì

foto di Gabriele Zompì

Due anni dopo la traslazione della S. Casa di Loreto avvenuta il 10 dicembre 1294, alcuni pescatori Numanesi mentre stavano osservando le erosioni del mare, che avevano cancellato le insenature naturali del porto, videro tra la sabbia e le macerie del paese, qualcosa di eccezionale bellezza, la meravigliosa immagine del Crocifisso.

Il Crocifisso una volta liberato dalle macerie venne portato, dagli stessi pescatori, in una cappella risparmiata dal terremoto in prossimità delle mura di cinta del paese; all’altezza degli attuali resti della “Torre”. Li vi rimase sino al 1566.

Il primo santuario dedicato a questa sacra immagine fu costruito su un’area di proprietà del Vescovo di Ancona tra il 1561 ed il 1566. Il 13 ottobre dello stesso anno il simulacro del Salvatore fu trasferito nel nuovo Santuario, con imponenti festeggiamenti da parte degli abitanti di Numana e del Clero.

Il Santuario, a forma rettangolare misurava 20 m. di larghezza e 22 m. di altezza. Nell’interno le strutture erano disposte a croce greca. La Cappella destinata ad accogliere il Crocifisso era ornata di marmi preziosi.

Nel corso degli anni la costruzione subì delle modifiche, nella parte superiore vennero portati degli ampliamenti, per soddisfare le esigenze abitative del Priore, guastando però l’altezza e l’aspetto esteriore delle strutture.

Con l’andare degli anni il tempio, per ragioni strutturali divenne pericolante; qualsiasi riparazione sarebbe stata vana. L’unica via che rimaneva da seguire era la ricostruzione che iniziò nel corso dell’anno 1967, tra rimpianti e non poche difficoltà.

foto di Gabriele Zompì

foto di Gabriele Zompì

Il nuovo Santuario, che è quello di oggi, venne inaugurato il 6 Luglio del 1969. Dopo la costruzione del Santuario, con il ripetersi di miracoli, andò sempre più accrescendosi l’afflusso e la devozione dei fedeli che si portavano in pellegrinaggio alla S. Casa di Loreto ed a Numana.

Questa enorme massa di fedeli nei secoli ha consentito la raccolta di ex voto di indiscusso valore materiale e spirituale. Moltissimi di questi manufatti d’arte sono oggi conservati nello stesso santuario.

Tra di essi spiccano le tante tele di piccola e media dimensione che rappresentano i momenti dei vari eventi miracolosi attribuiti all’intercessione dell’immagine sacra.

Queste tele non hanno una grande cifra stilistica, nè sono capolavori di maestria, spesso infatti erano dipinti da gente comune, con scarsa o nulla conoscenza delle tecniche del disegno o della pittura, fatto è che oggi sono da ammirare per la loro bellezza e soprattutto per il loro messaggio di fede.

Vista di Numana

Spiaggia di Numana – foto di Gabriele Zompì

Oggi Numana è anche un importante centro turistico balneare, con decine di stabilimenti attrezzati lungo le sue spiagge.

Non a caso negli ultimi anni più volte è stata insignita della bandiera blu, riconoscimento dato a città che offrono servizi turistici e ospitalità di elevata qualità.



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