Cosa vedere e cosa fare a Ravenna, città d’arte e di cultura, antica Capitale dell’Impero d’Occidente

Cosa vedere e cosa fare a Ravenna, città d’arte e di cultura, antica Capitale dell’Impero d’Occidente


E’ una delle città che ha tante storie da raccontare. Parliamo di Ravenna, città romagnola che ha tanta storia e tanta arte da far conoscere a tutti.

Chi per la prima volta si reca a Ravenna non sa bene quante e quali ricchezze potrà scoprire, è sempre una città che svela i suoi segreti poco a poco.

Solo un’attenta visita tra le sue vie può portare alla scoperta di tesori davvero unici, e non solo in Europa.

Ravenna, Torre di sant'Apollinare nuovo - foto di Gabriele Zompì

Ravenna, torre di sant’apollinare nuovo – foto di Gabriele Zompì

Parliamo un po’ della sua storia.

Breve storia di Ravenna

Le origini

Le origini di Ravenna si perdono nella leggenda; probabilmente abitata dagli Umbri e successivamente dagli Etruschi. Notizie certe si hanno quando nel secondo secolo A.C., buona parte della Valle Padana venne colonizzata da Roma e, di conseguenza, anche Ravenna divenne città romana.

Nel I secolo Cesare Augusto scelse Ravenna come sede della flotta del Mediterraneo orientale. Fece costruire il grande Porto di Classe e vi sistemò la flotta più agguerrita dell’Impero.

Capitale dell’Impero Romano d’Occidente

Il periodo più importante della storia di Ravenna inizia nel 402, quando divenne la capitale dell’Impero d’occidente.

Onorio infatti, preoccupato per la discesa delle orde barbariche, non si sente sicuro a Milano e trasferisce la sua corte a Ravenna, ritenendo la città adriatica più protetta e quasi inespugnabile e, grazie al suo porto, più adatta al controllo dei mari.

Palazzo di Teodorico

Palazzo di Teodorico, rappresentato nel mosaico nella chiesa di Sant’Apollinare Nuovo – foto di Nimh di Wikipedia (Foto di Pubblico dominio)

Nel 476 finisce l’impero romano di occidente ed il Re barbaro Odoacre assume il titolo di Re d’Italia e sceglie ancora Ravenna come sede.

Nel 493 Ravenna è occupata da Teodorico il quale, per più di 30 anni, governò la città con saggezza, accrescendola di insigni monumenti; restaurò l’acquedotto di Traiano, intraprese grandi lavori di bonifica.

Essendo di culto ariano, fece costruire chiese per la sua popolazione (l’attuale Chiesa dello Spirito Santo, il vicino Battistero degli Ariani e la Chiesa di S. Apollinare Nuovo), tuttavia cercò di favorire, almeno durante la prima parte del suo regno, rapporti di tolleranza e di collaborazione con la popolazione cattolica.

Nel 540 entrò a Ravenna l’esercito bizantino, comandato da Belisario e finisce così anche il regno dei Goti.

La città, sotto l’influsso di Giustiniano, che cullava il grande sogno di riunire politicamente e culturalmente l’occidente e l’oriente, conobbe un nuovo periodo di grande splendore.

Il Declino

Ma il sogno di Giustiniano era destinato a fallire e Ravenna si avviò verso un lento, ineluttabile declino.
Il malgoverno degli Esarchi inizia la decadenza e quando nel 751 la città viene occupata dai Longobardi, la storia di Ravenna può dirsi conclusa.

Il Porto di Classe, interrato, viene abbandonato, la zona circostante si trasforma in palude e viene a mancare l’economia commerciale e industriale.

Seguirono secoli di alterne vicende, fra le lotte dell’età feudale, il dominio degli arcivescovi, l’erezione a libero comune, il potere delle varie Signorie.

Nel 1431 la città fu sotto il dominio della Repubblica di Venezia fino all’inizio del 1500, quando tutta la Romagna passò a far parte del Governo Papale e Ravenna fu ridotta al rango di un villaggio periferico, priva di vita culturale propria.

Ancora per tutta la metà del 1800, Ravenna continua ad essere una delle province più depresse e dimenticate del Nord Italia, così da rimanere una città piuttosto isolata.

Solo negli ultimi anni si è notata un’inversione di tendenza: le fabbriche si sono sviluppate, l’arte ha ritrovato vigore e soprattutto i mosaici sono tornati ad essere il fiore all’occhiello della città, conosciuta in tutto il mondo grazie ad essi.
Come dicevamo tra i personaggi che hanno reso Ravenna una città forte e importante c’è Teodorico. Di lui si tramandano da generazioni favole e leggende create dalla fantasia popolare.

Teodorico re degli Ostrogoti e il suo Mausoleo

Mausoleo di Teodorico - Foto di Gabriele Zompì

Mausoleo di Teodorico – Foto di Gabriele Zompì

Teodorico, figlio di Teodomiro, re degli Ostrogoti nacque verso l’anno 454. Da ragazzo venne educato nella corte di Costantinopoli, ben lontano dell’assimilare la cultura bizantina, rimanendo sempre ostrogoto.

Stranamente però sembra che non abbia mai imparato a leggere e scrivere: faceva la sua firma riempendo sagome delle sue iniziali, appositamente ritagliate da un foglio d’oro. Nel 473, morto il padre, tornò in famiglia e venne acclamato re degli Ostrogoti; in varie circostanze dimostrò un certo legame con Costantinopoli.

In Italia, nel frattempo regnava Odoacre, e contro costui Teodorico marciò con circa 300.000 persone. Dopo varie battaglie vinte, assediò Ravenna; la città dopo tre anni di assedio si arrese, Odoacre venne ucciso e Teodorico divenne re d’Italia.

Governò saggiamente per quasi 33 anni e Ravenna, capitale del suo regno, fu arricchita. Mantenne l’alleanza con l’impero d’Oriente, anche se dissentiva nella questione importante religiosa, essendo ariano. La fine del suo regno precipitò rovinosamente quando ingiustamente egli fece condannare Simmaco e Boezio, fedeli e saggi consiglieri; la sua morte avvenne nel 526.

Il Mausoleo, voluto sicuramente dallo stesso Teodorico (nel 520) sorse in luogo già adibito al cimitero dei Goti. È costruito con grandi blocchi di pietra d’Istria, ben squadrati e saldamente connessi a secco, ma legati all’interno da grappe in ferro.

La struttura s’articola in due ordini sovrapposti: quello inferiore, a dieci lati è scandito da imponenti nicchie a tutto sesto che nelle proporzioni e nella forma alludono ai ritmi monumentali dell’architettura romana. Attraverso una nicchia si accede all’interno: un vano a forma di croce, illuminato leggermente da 6 finestrelle.

Incerta è la destinazione di tale ambiente; forse una cappella per lo svolgimento della liturgia funebre o una camera sepolcrale ove avrebbero dovuto prendere posto i sarcofagi per la famiglia.

Il piano superiore, più ristretto è sempre decagonale, le nicchie ripetono in rilievo il motivo del porticato; sopra la porta è a forma circolare, iniziando con una cornice di marmo si conclude con una lascia ornamentale il cui pregevole fregio è detto “a tenaglia”. L’aspetto però suggestivo e originale del mausoleo consiste nella sua copertura: una calotta circolare ricavata da un unico blocco di pietra.

Accedono dall’esterno al piano superiore, per una scaletta, del 1927 si entra all’interno a forma circolare; al centro è collocata una vasca di porfido, in cui si presume abbia trovato sepoltura Teodorico.

Cosa Vedere a Ravenna

La Tomba di Dante

Facciata esterna della Tomba di Dante - foto di Gabriele Zompì

Facciata esterna della Tomba di Dante – foto di Gabriele Zompì

Ravenna è anche la città in cui riposano le spoglie del sommo poeta italiano Dante. A lui è dedicata proprio una zona della città, chiamata appunto zona dantesca.
Questa zona, risistemata negli anni 1933 – 1936, comprende una complesso di monumenti interessanti, resa ancor più illustre dalla presenza delle spoglie di Dante, morto a Ravenna la notte fra il 13 e il 14 settembre del 1321.

A Dante non è stato mai eretto un grandioso monumento e forse anche perché dopo la sua morte trovò sepoltura sotto un portichetto all’esterno della vicina chiesa di S. Francesco. Sembra che Guido Novello da Polenta avesse intenzione di costruire un degno monumento, ma pochi mesi dopo perdette la signoria della città.

Solamente nel 1483 Bernardo Bembo, capitano e podestà di Ravenna (sotto la repubblica venata) incaricò Pietro Lombardo di abbellire il sepolcro col ritratto che ancora si conserva dentro, spostato però dalla posizione originale.

Se vuoi approfondire vedi anche: La Tomba di Dante a Ravenna

Ravenna, le sue chiese e i suoi mosaici

Anche la città di Ravenna si prepara ogni anno a celebrare il Natale, le luminarie sono  allestite per le vie principali della città. Ma sono soprattutto le chiese ad essere, giustamente, le protagoniste di questo periodo. Alcune di esse hanno storia, arte e tradizione davvero imparagonabili.

Basti pensare ai tanti capolavori presenti in esse e che sono stati fatti nel corso dei secoli utilizzando l’arte tipica del ravennate: il mosaico.

Solo per “invitare” i lettori ad effettuare una visita in questi luoghi, ne citiamo alcuni.

La Basilica di San Vitale, ad esempio, è a pianta ottagonale, per ricordare il giorno ottavo della Resurrezione di Gesù, fu costruita nel VI secolo sotto il vescovo Ecclesio e nel secondo millennio divenne il cuore di uno dei più importanti monasteri benedettini.

Fra gli splendidi mosaici che decorano le pareti del presbiterio, nelle lunette laterali troviamo raffigurati Abele, Melchisedech, Abramo e Isacco: i “precedenti” biblici del sacrificio di Gesù sulla Croce.

Nel catino absidale troviamo Gesù Redentore (assise sul mondo) fra gli Angeli, il martire Vitale e il vescovo Ecclesio (che regge il modello della basilica); nella parte inferiore la corte imperiale con gli imperatori Giustiniano e Teodora.

Basilica di San Vitale

Basilica di San Vitale– foto di Чигот ( CC BY-SA 4.0)

E poi, assolutamente da vedere è la cattedrale della Resurrezione (chiesa giubilare nel 2000). Costruita durante l’episcopato di Orso, durante il V secolo, era a cinque navate, decorata a mosaici e fu dedicata all’ Hagìa Anastasis, cioè alla Resurrezione del Signore.

Ormai completamente in rovina, fu abbattuta a metà del XVIII secolo e ricostruita nell’attuale forma a tre navate. L’interno conserva un importante ambone marmoreo di epoca bizantina, risalente all’arcivescovo Agnello, della seconda metà del VI secolo e diversi sarcofagi bizantini risalenti al V secolo.

Nel transetto sinistro si apre la Cappella del Santissimo Sacramento, eretta nel XVIII secolo e affrescata da Guido Reni.

Infine una menzione particolare merita la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo ( da non confondersi con Sant’Apollinare in  Classe).

Questa chiesa fu edificata per volere del re Teodorico, fra la fine del V e l’inizio del VI secolo ed era destinata al culto ariano: quando Ravenna tornò sotto il dominio bizantino, l’edificio fu riconsacrato al culto cattolico e fu dedicato a San Martino, che aveva combattuto gli eretici.

Prese il nome di Sant’Apollinare Nuovo perché (forse) ospitò le ossa del primo vescovo ravennate. I mosaici della fascia più alta ritraggono scene della passione e dei miracoli di Cristo; la fascia più bassa raffigura le due processioni dei Martiri e delle Sante, con Cristo e Maria in trono fra gli Angeli.

Altre e notevoli sono le opere d’arte che la città di Dante, al quale è dedicata un’apposita cappella funeraria, può vantare.

La cripta Rasponi  e il Palazzo della Provincia

Nel centro della città di Ravenna è racchiuso un altro  gioiello artistico e culturale importantissimo: la cripta Rasponi. L’ingresso alla cripta e al suo giardino con fontana avviene dal monumentale portico sul lato sud di Piazza San Francesco, nella cosiddetta Zona Dantesca.

La cripta – in realtà una piccola cappella gentilìzia mai destinata ai defunti della famiglia Rasponi (da cui prende il nome)- è il nucleo più antico conservatosi del complesso architettonico di Palazzo Rasponi, risalente con tutta probabilità alla fine del XVIII secolo.

La dimora gentilizia fu distrutta nel 1922 e completamente riedificata negli anni ’20 del Novecento come Palazzo della Provincia, su progetto dell’architetto Giulio Ulisse Arata.

 

Un ambiente della cripta Rasponi

Un ambiente della cripta Rasponi– foto di Zitumassin ( CC BY-SA 4.0)

La cripta si compone di tre vani: quello dì accesso s’innesta alla base di una torretta neogotica; in un vano si nota una bella palla di pietra con l’iscrizione “SIC VITA PENDEI AB ALTO”; il presbiterio è destinato ad accogliere un piccolo altare per le funzioni religiose.

Il pavimento a mosaico è la parte più significativa della cripta, malgrado un aspetto non organico, poiché costituito dall’assemblaggio di diversi frammenti disposti in maniera casuale. Il pavimento proviene dalla vicina località Classe, probabilmente dalla Chiesa di San Severo (VI secolo) e presenta motivi ornamentali e figure di animali.

Il motivo decorativo può essere letto e interpretato in maniera differente: cerchi che si intersecano in modo da creare al centro di ognuno un quadrato a lati convessi, oppure rosoni quadripetali costituiti da foglie che dipartono da un disco centrale entro cui troviamo rappresentata, per lo più, una piccola croce.

Entro i quadrati troviamo figure di animali – galline, anatre, oche, volatili con coda anguiforme attoreigliata, teste di arieti, serpenti – colti in atteggiamenti spontanei, vivacizzati dall’uso di paste vitree (smalti) che arricchiscono la policromìa e svelano la sapienza dei maestri mosaicisti ravennati.

Nel piccolo vano della cripta vi sono iscrizioni commemorative della famiglia Rasponi.

Salendo una scala si raggiunge il giardino pensile, tripudio di colori e profumi soprattutto in primavera. Il Palazzo è attualmente la sede della Provincia ed è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 18,30. Il sabato e la domenica si possono anche concordare visite guidate da svolgersi tra le 11 e le 16,30.

Il Duomo di Ravenna

Ravenna per la sua storia antichissima custodisce come già detto degli edifici antichissimi.

Basti pensare che la prima cattedrale di Ravenna venne innalzata dal vescovo Orso all’inizio del V secolo e fu dedicata alla Resurrezione del Signore, fu anche detta basilica ursiana; di questa prima costruzione rimane oggi solo qualche frammento di transenna conservato nel museo arcivescovile.

Nei secoli successivi subì numerosi rifacimenti, finché nel 1733 venne demolita per iniziare l’attuale costruzione terminata nel 1743 (opera dell’architetto riminese Gian Francesco Buonamici).
All’esterno il caratteristico campanile cilindrico del X secolo contrasta alquanto con la facciata barocca preceduta da un portico a tre grandi arcate, dove si conservano quattro bellissime colonne della precedente costruzione.

All’interno (lungo m. 60) si conservano opere di notevole interesse del periodo paleocristiano.

Navata destra: nel secondo altare è collocato un sarcofago della metà del V secolo. Nella fronte dell’arca è raffigurato Cristo in mezzo a due Apostoli S. Pietro e S. Paolo; ai lati due palme cariche di datteri.

Di fronte al terzo altare, verso la navata centrale è l’Ambone marmoreo del periodo del vescovo Agnello (557 – 570), come dice l’iscrizione scolpita sui lati. È un’opera caratteristica a forma di torre ellittica divisa in due parti uguali decorate con 36 riquadri ognuna.

Entro ciascun riquadro è raffigurato un animale e precisamente dall’alto: agnelli, pavoni, cervi, colombe, anatre, pesci, volti tutti verso il centro. La mancanza di rilievo, quasi abbandonato dal gusto bizantino, rendono gli animaletti piuttosto piatti e privi di plasticità.

In fondo al transetto di destra, dentro la cappella della Beata Vergine del Sudore, sono collocati due fra i più bei sarcofagi ravennati (sono della seconda metà del V secolo). Uno, più antico fu usato nel 1321 per la sepoltura dell’arcivescovo Rinaldo da Concorreggio.
Grandiosa la scena frontale: Cristo seduto in trono sotto il quale sgorgano i quattro simbolici fiumi, tiene un libro aperto sulla sinistra e la mano destra tesa quasi in segno di accoglienza.

Esterno del Duomo di Ravenna

Esterno del Duomo di Ravenna– foto di Incola ( CC BY-SA 3.0)

Gli Apostoli Pietro e Paolo, fiancheggiati da due palme si muovono verso il Salvatore portando sulle mani coperte di pallio i tradizionali simboli del martirio e del trionfo.
L’altra urna, detta di S. Barbaziano (confessore e consigliere di Galla Placidia, le cui spoglie furono qui poste nel 1658) è della seconda metà del V secolo. Cinque nicchie divise da colonne e sormontate da conchiglie ornano la parte frontale; entro di esse al centro ancora una volta Cristo e ai lati gli Apostoli Pietro e Paolo.

Lateralmente due vasi alzati, da cui spuntano due piante a tre foglie. Un bel coperchio a baule con al centro il monogramma di Cristo racchiuso da una corona e due croci gemmate completano la finezza di tutta l’arca.

Non resta dunque che andare di persona ad ammirare queste bellezze artistiche e architettoniche qui menzionate. Il Duomo di Ravenna, come tutti i luoghi di culto della Chiesa, è visitabile solo al di fuori dell’orario riservato alla santa Messa.

Tutto intorno cresce e vive la città, ricca di cose da vedere e scoprire, ma come dicevamo all’inizio, il bello è proprio andare a cercarle queste cose nascoste e rare, perciò noi finiamo qui il racconto della città non senza invitarvi a visitare il suo Duomo, anche esso ricco di tesori e di segreti, nonchè dei famosi mosaici. Interessante e suggestiva è anche la chiesa di San Francesco, la cui cripta è spesso ricolma di acqua marina, trovandosi al di sotto del livello del mare, non è difficile trovare anche piccoli pesci che ormai vivono stabilmente qui, tra le colonne e il pavimento.

Un Itinerario di due giorni a Ravenna

Vi rimando ad un articolo dedicato a Cosa Visitare a Ravenna in 2 giorni.

Cosa fare a Ravenna: eventi d’estate e non solo

La splendida Ravenna non si limita ai suoi incantevoli monumenti, mausolei e solenni chiese, oppure al prestigiosissimo Ravenna Festival.

Un’altra grande iniziativa: Spiagge Soul , Concerti con artisti di fama internazionale e divertimento nelle piazze, negli stabilimenti balneari a Marina e nei ristoranti.

Per tutta l’estate i Riviera Beach Games è l’iniziativa che identifica la spiaggia di Marina di Ravenna come luogo ideale per la pratica degli sport: attività di ogni genere, da svolgersi in spiaggia ed in mare, in un cartellone di eventi per professionisti ma anche amatori. A settembre epilogo di lusso con il Settembre Dantesco.

Spiagge Soul

Spiagge Soul 2010Spiagge Soul Festival si trasforma di anno in anno coinvolgendo gusto e tradizione. Ricette semplici e gustose, ma soprattutto preparate con cura, accompagneranno un’atmosfera familiare e festosa, che coinvolge non solo gli appassionati del lifestyle Soul, ma anche chi vuole condividere momenti di serenità e di festa popolare chiacchierando sulla vita che va.

Un programma interamente gratuito a cui partecipano artisti di fama internazionale; la cozza di Marina di Ravenna ed i produttori di tutte le migliori birre artigianali italiane sono i protagonisti eccezionali dell’iniziativa gastronomica organizzata in collaborazione con la condotta di Slow Food di Ravenna .

Spiagge Soul – Music Beer&Food nasce con il supporto di enti istituzionali e dalla collaborazione delle associazioni di categoria e operatori turistici che metteranno a disposizione le proprie abilità e i propri mezzi per rendere unica questa avventura polisensoriale. Bar, Bagni e Ristoranti saranno coinvolti in un percorso gastronomico che ruota attorno ai protagonisti della manifestazione: birra artigianale, cozze e pesce azzurro.

Progetto Dante

Nell’ambito di Progetto Dante, a Ravenna una serie di manifestazioni artistico-culturali dedicate al sommo poeta: l’Annuale della morte di Dante, ogni anno la seconda domenica di settembre in collaborazione con il Comune di Firenze; La Divina Commedia nel Mondo, definita un evento unico nella storia della critica e della divulgazione dantesca.

pb-188-img-m_settdantesco2007.jpgPer l’occasione, molto vasta è la rassegna di concerti e opere liriche, rappresentazioni teatrali e perfomances.
La rassegna del Festival 2015 presentava anche tematiche particolari come quella dal titolo “La musica al tempo di Dante”, che costituivano un’intera sezione del programma di Ravenna Festival con un intenso percorso musicale che ha visto protagonisti ensemble specializzati nel repertorio medievale accanto ai quali, dato l’indissolubile legame fra musica e testo poetico nel XIII e XIV secolo, figureranno celebri attori e declamatori diversi.

Boccaccio dice di Dante che “…sommamente si dilettò in suoni e in canti nella sua giovinezza e a ciascuno che a que’ tempi era ottimo cantore o sonatore fu amico e ebbe sua usanza…”, ma è dai riferimenti stessi contenuti nella Divina Commedia che si evince quanto intenso dovesse essere il rapporto vissuto da Dante con la musica e i musicisti del suo tempo.
Il Ravenna Festival ha sempre rivolto attenzione al mondo del musical, forma popolare di teatro musicale i cui esiti sono spesso confrontabili per qualità artistica con l’opera lirica.
Il ricco programma del festival comprende anche ogni anno una miscellanea di altri appuntamenti di varia natura ed in vari ambienti naturali e non, ma tutti di grande suggestione.

Al Ravenna Festival inoltre è protagonista la scrittura. Tra le tante proposte del Festival c’è dunque la vetrina della letteratura. Il titolo di questo evento è “Scriptor in fabula” che negli anno trascorsi (7 giugno 2011 – 9 luglio 2011) proponeva serate di lettura accompagnate da concerti a tema.
Proprio nell’edizione di successo del 2011, la rassegna partiva (nella suggestiva Rocca Brancaleone) con un omaggio a Gianni Rodati di Laura Pariani, accompagnata dal gruppo Malecorde e dal coro “Libere note” delle scuole elementari Mondani di Ravenna.  Il 20 giugno (Rocca Brancaleone) Marcelle Fois  raccontava “Fantastiche frattaglie: cibi favolosi per i tempi grami”, con i musicisti Gavino Murgia, Antonello Salis e Paolo Angeli, ricordando le più famose storie legate al cibo. La ebbe fine il 28 giugno al Teatro Rasi con la “Gerusalemme perduta”, dal libro del giornalista Paolo Rumiz e della fotografa Monika Bulaj, sulle note della musica di Sasha Karlic e della Balkan Jam.

Museo d’arte della città

MAR – Museo d’Arte della città presenta Ricordi in micromosaico. Vedute e paesaggi per i viaggiatori del Grand Tour, parure di gioielli, tabacchiere, placchette, realizzate tra il XVIII e il XIX secolo e provenienti da importanti collezioni private italiane e francesi, dal Museo Napoleonico e dai Musei Vaticani.

Vi consigliamo di visitare Ravenna, magari stimolati da quest’occasione ricca di profondità culturale, che va alle radici della nostra cultura, linguistica, culinaria, storica, di un ‘Italia lontana dal senso di nazione.
Ravenna è splendida da scoprire, anche in un week end, perla dell’arte bizantina, ad un’ora dalla grassa Bologna dai tetti rossi e la splendida Ferrara degli Estensi.

Vi piaceranno sicuramente, nella città medioevale, i colori e le linee, gli azzurri e gli ori, dell’arte orientale, fatta di mosaici preziosi.
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