Visitare la Crypta Balbi: un viaggio nella storia di Roma, dall’antichità ad oggi



1) Disegno ricostruttivo del Teatro e della Crypta di Balbo

Disegno ricostruttivo del Teatro e della Crypta di Balbo

Camminando tra le vie di Roma si può percepire e respirare la sua bellezza così come la sua magnificenza e grandezza: è una città che può vantare non solo una storia più che millenaria ma anche tracce indissolubili lasciate nel corso dei secoli e in parte giunte fino a noi in un caleidoscopio di immagini, forme e tradizioni.

Ma c’è un luogo in particolare dove la stratigrafia della città appare così immediata da lasciare stupiti: secoli e secoli di glorie ed onori, di cadute e sconfitte, grandi splendori alternati a secoli bui ed empi si ritrovano scritti sulla pietra e sui resti di uno degli edifici più preziosi dell’antichità romana: il Teatro e la Crypta di Balbo.

Lungo via delle Botteghe Oscure infatti si apre mestamente l’ingresso di una delle sedi del Museo Nazionale Romano, sorto in uno dei tanti palazzi che nel tempo sono andati ad inserirsi nel tessuto urbano, lì dove una volta sorgeva un teatro di Roma, terzo per estensione ma primo per eleganza e raffinatezza.

All’interno del museo è possibile non solo comprendere in maniera dettagliata la storia della trasformazione urbanistica dell’area e più in generale dell’intera città, grazie a pannelli esplicativi, disegni ricostruttivi e plastici, ma soprattutto osservare in persona la stratigrafia di uno dei quartieri più centrali di Roma, oggi come allora.

Ma chi era Balbo e che aspetto avevano il teatro e la sua Crypta?

Balbo era un nobile condottiero della Roma augustea, fedele amico di Ottaviano e come molti altri uomini del tempo estremamente colto e amante delle arti.

Decise quindi, sotto la spinta edilizia dell’imperatore, di regalare al popolo romano un teatro dove poter rappresentare le molte commedie e tragedie provenienti per lo più dalla Grecia.

L’edificio riprendeva nella forma il primo teatro in muratura della storia di Roma, quello costruito da Pompeo nel 55 a.C. Come questo, infatti, era costituito dal teatro semicircolare vero e proprio e da un portico quadrangolare che si estendeva dietro la scena, la Crypta appunto, che serviva come ambiente di svago e di riparo per il pubblico durante le pause degli spettacoli.

Sul lato opposto rispetto al teatro si apriva, ad interrompere la serie di colonne del portico, una grande esedra con al centro una nicchia.

Insomma un imponente edificio realizzato con tufo, travertino, marmo ma anche con l’impiego di pietre dure di un certo valore come le graziose colonnine che adornavano la scena in onice, di cui parlano le fonti ma di cui non vi è rimasta traccia.

Al piano interrato del palazzo sono ancora chiaramente visibili alcuni muri perimetrali della grande Crypta che tutt’oggi fungono da fondazione per le strutture posteriori e anche alcuni frammenti in stucco che adornavano le colonne del portico, abilmente riassemblate grazie a sostegni moderni.

Resti della Crypta e del Porticus Minucia frumentaria, visibili nei sotterranei del museo

Resti della Crypta e del Porticus Minucia frumentaria, visibili nei sotterranei del museo

Il complesso di Balbo subì numerosi rifacimenti durante i secoli, ancora oggi visibili, come quello avvenuto all’epoca di Domiziano, a seguito di un devastante incendio e quello sotto Adriano che trasformò l’esedra della Crypta in una latrina pubblica.

Ma non si può non parlare di un altro grande monumento che sorgeva nella zona a pochissimi metri dall’edificio di Balbo: sin dall’epoca repubblicana, infatti, in quest’area si ergevano non solo alcuni dei tempi più antichi ed importanti di Roma, alcuni dei quali ancora visibili nell’area archeologica di Torre Argentina, ma anche un edificio di grande utilità pubblica: la Porticus Minucia Vetus, cioè il Vecchio Portico di Minucia, dal nome del grande condottiero che la fece realizzare nel 107 a.C., dove avveniva la distribuzione del grano ai cittadini romani liberi.

Anche il Porticus Minucia subì vari restauri e il più imponente, in epoca domizianea, apportò un notevole ampliamento al recinto che finì per inglobare al suo interno il cortile il tempio delle Ninfe, prendendo così il nome di Porticus Minucia Frumentaria.

Grazie alla realizzazione del museo, è inoltre possibile effettuare una rilettura dei resti di un lato della Porticus frumentaria e della relazione che intercorreva tra questa e la Crypta: sempre in età domizianea, infatti, venne costruita una grande cisterna per l’acqua proprio nello spazio creatosi tra il muro Nord della Crypta e il muro Sud della Porticus frumentaria.

Nel III secolo, in uno degli ambienti sotterranei delle numerose insulae che sorgevano ad est della Crypta, si insediò invece un mitreo, un luogo di culto sacro a Mitra, dio principale della religione misterica proveniente dall’Oriente e molto diffusa nella Roma imperiale.

Numerosi sono i ritrovamenti relativi a questa struttura presenti all’interno dello spazio espositivo museale.

Dal V secolo tutte le strutture della zona vennero abbandonate e cominciò così il loro declino e il progressivo interramento, dovuto al fatto che gli ambienti divennero in gran parte luoghi in cui scaricare macerie e rifiuti.

Alcuni vani della Crypta, come ad esempio l’esedra, da subito vennero utilizzati come officine e più in generale come laboratori artigianali. Siamo di fronte al primo grande cambiamento del paesaggio urbano che porterà Roma da grande capitale dell’Impero a piccola città medievale, centro della cristianità, contesa tra vari casate.

Crolli, assenza di un potere centrale e le continue inondazioni del Tevere provocarono inoltre la fine degli antichi assi viari e la nascita di nuovi percorsi.

Fu proprio nel Medioevo che sorsero nella zona diverse nuove strutture: piccoli complessi cimiteriali, una vera e propria fortezza, il Castrum Aureum, chiesette con conventi, come quella di Santa Maria Domine Rose e di San Lorenzo in Pallacinis, entrambe oggi scomparse.

Frammenti di transenne e plutei, riferibili all’arredo ecclesiale, sono stati rinvenuti e sono esposti all’interno del museo, insieme a moltissimi manufatti riferibili proprio ai secoli dell’Alto Medioevo, quali testimonianze preziose, che aprono una finestra su aspetti di vita anche quotidiana dell’epoca.

Sono inoltre qui conservati molti affreschi parietali provenienti da alcune chiese della città, tra i quali per esempio quelli provenienti da Sant’Adriano al Foro Romano e dall’oratorio rinvenuto sotto Santa Maria in Via Lata, affreschi in cui si può notare l’alto stile decorativo e pittorico, in parte influenzato dall’arte bizantina ed in parte dall’arte romana dell’VIII-IX secolo.

la flagellazione di Sant’Erasmo

Affresco raffigurante la flagellazione di Sant’Erasmo, proveniente dall’oratorio sotto Santa Maria in Via Lata

Nel Basso Medioevo l’area conobbe un’ulteriore trasformazione direttamente connessa alla costruzione dell’abitazione in cui risiedeva il nuovo e vigoroso ceto mercantile che trasformò il Castrum in un Trullum, cioè una piazza per il mercato, intorno alla quale fiorirono numerose botteghe e attività artigianali, che si installarono all’interno dei vani dell’antica Crypta e che ancora oggi danno il nome alla strada, via delle Botteghe Oscure appunto.

Come tutta Roma anche questa area fu coinvolta nella forte politica edilizia dei papi del XV e XVI secolo: riattivarono gli acquedotti della città, pianificarono nuove strade e nuovi edifici e soprattutto costruirono nuove chiese.

E’ in questo periodo, infatti, che il monastero di Santa Maria Domine Rose venne via via soppiantato dalla nuova chiesa di Santa Caterina, che ospiterà al suo interno fino ai primi anni del Novecento, il Conservatorio delle Vergini Miserabili, giovani fanciulle “prese dalla strada” e riabilitate ad una nuova vita.

Gli ultimi cambiamenti che interessarono notevolmente l’intero quartiere furono quelli attuati agli inizi del XX secolo quando, durante il periodo fascista, numerose demolizioni e sventramenti cambiarono radicalmente l’aspetto generale della città.

Nuovi assi viari e nuovi edifici presero il posto del vecchio tessuto urbano assai più minuto e nell’area dove oggi sorge il museo venne progettata, ma mai realizzata, la costruzione della sede della Banca d’Italia.

Crypta Balbi

Disegno ricostruttivo dell’area della Crypta Balbi durante il tardo Medioevo

Nel vuoto così creatosi a causa delle distruzioni e mai colmato dal nuovo edificio, si intrapresero negli anni ‘80 una serie di campagne di scavo archeologico che permisero di riportare alla luce millenni di storia ormai sepolta, che noi cittadini del XXI secolo abbiamo oggi il privilegio di poter contemplare semplicemente varcando una porta.

Guest post e foto a cura de L’Asino d’Oro Associazione Culturale (www.lasinodoro.it)

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